Mezzanotte e mezza alla stazione di Santa Maria Novella. La nebbia toscana leccava l'asfalto delle banchine, mascherando i tratti taglienti delle pensiline. Giovanni, un perito assicurativo che odiava le deviazioni di percorso, fissava indispettito il tabellone elettronico. Segnava un treno Regionale per "Zartaglia" al binario 7. Un paese che Giovanni era assolutamente certo non figurasse in nessuna dannata mappa d'Italia.
Decise di ignorare la cosa sperando fosse un bug di sistema, quando percepì un rumore stridulo. Era un chiodo, trascinato con lentezza ossessiva contro la lamiera di un vagone silenziato che Giovanni non aveva notato affatto arrivare. Dal fondo della vettura decrepita scese l'entità che non avrebbe mai voluto incontrare. Traversine, cavi, pietrisco... sembrava che tutto il binario si piegasse metaforicamente al peso illogico del Garbulaio.
L'uomo indossava un berretto cencioso della vecchia polizia ferroviaria. Strinse i suoi calzoni scuciti, ignorando i passeggeri fantasma. "Garbula..." Il suono fu uno schiocco di frusta bagnata contro un vetro ghiacciato. Giovanni sbatté le palpebre e il treno svanì con uno stridore assurdo, ma il fischio acuto del convoglio rimase incastrato a loop nel nervo acustico di Giovanni. Da quell'anno, di notte, il perito scende nel garage di casa, si siede al buio totale e si aggrappa al volante della sua auto fermamente convinto di essere decollato verso Zartaglia.