Un bip letargico e regolare batto nel reparto sub-intensivo. Luca, semi-sedato post settoplastica rutinaria, faticava a riannodare i fili lucidi della sua coscienza chimera. Scorse a fianco alla sbarra metallica un anziano ospite ingombrante vestito di cenci spessi, intrisi di miasmi di fogna slegati all'ambiente asettico e clorofillato delle lenzuola pulite.
L'uomo mangiava fette di torta rancida prelevandole dall'insondabile tascapane militare putrefatto. C'erano delle ragnatele vive nei capelli incrostati ed unti. "Stai facendo posto per il transumanza, eh?" ringhiò asmatico. "Rilassati ragioniere. Svuota il sacco. Il nuovo proprietario della tua cronologia odia i formaggi ma ama strisciare nelle tombe."
Luca pensò al Propofol ballerino, cercando di stropicciarsi gli occhi, ma si rese conto brutalmente che non riconosceva le impronte digitali delle sue mani. Strinse le pupille spaventate avvertendo ricordi sbalzati di un infanzia rurale che non aveva mai vissuto: cene russe e un odio bruciante per il sole estivo. Perse tutto da quel dí. Nessuno sa chi viva dietro il volto sgomento di Luca: forse lui, forse il delirio della Garbula innestata artificialmente nei neuroni post-operatori in assenza del filtro critico. La sua fisionomia avvizzì nel percoso decrescente dei giorni futuri.