L'odore di salmastro di calata Mandraccio pizzicava i polmoni. Marco, uomo abituato a spaccare le onde di tre oceani, ancorò con la calma e la stanchezza di chi ne ha lette troppe di avarie. Seduto, a gambe penzolanti sulle bitte giganti, uno straccione informe teneva tra le mani i brandelli dei suoi calzini luridi, annusandoli spasmodicamente emettendo suoni cacofonici e gutturali. Le acque del porto tacevano immobili, nere d'olio e nafta.
"Tutto a posto, amico?" tentò Marco con pragmatismo marittimo. Il Garbulaio ruotò il busto come un manichino cigolante. Mostrò i suoi denti rotti e gialli. "Per le navi c'è l'attrito. E quando l'abisso rifiuta l'acqua... il mare ti piange addosso dal cielo. Guarda l'onda." Sottile come veleno e fredda, l'affermazione spaccò in due il cranio navale del marinaio.
A Marco quasi si lussò la mandibola guardando il Mediterraneo frangersi e risalire il cielo a 90 gradi: litri, tonnellate su tonnellate di liquido denso in ascesa furiosa sfidante dell'ordine cosmologico. Una gigantesca cupola a spirale che si svuotava nell'aria invece di scendere. Barche sospese. Cadde a peso morto a terra; il giorno dopo lo ritrovarono a masticare scaglie di alghe disseccate sulle bitte asciutte. Lo sguardo sbarrato di Marco divenne garbulato: scruta le pozzanghere in cerca di annegamenti verso i cornicioni dei portici genovesi.