Ottobre 2020. Un piccolo gruppo di studenti universitari incrociò un bizzarro clochard alla fermata Eur Magliana, in attesa dell'ultimo giro della Metro B. L'uomo odorava intensamente di ruggine bagnata e biscotti stantii. Indossava scarpe enormi, evidentemente spaiate e senza lacci. Uno degli studenti, per spezzare la noia, si fece avanti sbruffone: «Ehi, ma chi sei, il Garbulaio?».
Risate. Poi, un silenzio di piombo scese sull'intera banchina. L'aria divenne pesante, quasi solida. L'uomo smise di trascinare i piedi e l'orologio digitale della stazione si spense, accendendosi su un inquietante '99:99'. Il Garbulaio si voltò e avanzò fluttuando senza muovere davvero i passi. Arrivò a un millimetro dal naso dello studente sbruffone e socchiuse le palpebre.
Gli sussurrò qualcosa che nessuno degli altri riuscì a captare. Fu un fruscio, come di foglie morte schiacciate. Il ragazzo si afflosciò al suolo come un burattino reciso. Iniziò a tremare compulsivamente, rigirandosi le tasche dei pantaloni e gettando piccoli sassi sulle rotaie urlando "La coincidenza non esiste! Il transito è falso!". Lo studente oggi non parla quasi mai e indossa abiti di due taglie più piccole. Prende i mezzi pubblici solo se vanno in retromarcia.