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La Notte dei Misteri di Villa Garbulonia

La luna era alta nel cielo, un disco pallido che vegliava sul mondo come un occhio antico e insonne. L'aria era densa di elettricità, un fremito sottile che solo chi era come me poteva percepire. Questa notte non era come le altre. Questa notte era la Garbula.

Un richiamo sordo mi aveva svegliato, non con un suono, ma con qualcosa di più profondo, una vibrazione nelle ossa, nel sangue, nei denti. Era come se una voce mi sussurrasse nell'anima, una voce che non aveva bisogno di parole.

Mi alzai, la mia pelle fremente sotto la luce lunare. Ogni garbulato sentiva quel richiamo, e io non ero diverso. Lo sentivo bruciare dentro, come un urlo silenzioso che mi guidava. Il mio respiro si fece più profondo mentre uscivo nella notte, camminando tra le ombre che sembravano danzare attorno a me.

Le strade erano deserte, ma non ero solo. Li sentivo. Occhi che scrutavano dai vicoli, presenze che si muovevano nell'oscurità con la stessa certezza con cui il vento scivola tra gli alberi. Non serviva parlare, non serviva cercare: il destino ci avrebbe portati tutti nello stesso punto, come sempre.


Era qui che l'ho visto per la prima volta. Tommaso.

Era in piedi sotto un vecchio lampione che sembrava sul punto di spegnersi. Un ragazzo dall'aria inquieta, lo sguardo troppo antico per il suo volto giovane. Ci siamo fissati per un lungo istante, il mondo attorno a noi svanito nel silenzio.

"Anche tu hai sentito il richiamo."

Non era una domanda.

Annuii lentamente, studiandolo. Lui era diverso dagli altri, c'era qualcosa in lui che mi metteva a disagio e mi intrigava allo stesso tempo. Forse perché vedevo nei suoi occhi quello che avevo visto nei miei, molto tempo fa: un'ombra, un segreto che ancora non aveva trovato il suo nome.

"Sai cosa significa questa notte?" gli chiesi.

Lui sorrise appena, un sorriso enigmatico. "Lo sto scoprendo."

Non c'era bisogno di aggiungere altro. Entrambi sapevamo che la Garbula non era solo una celebrazione. Era un momento di rivelazione, di incontro. Era il punto in cui i fili invisibili del destino si intrecciavano in nodi che nessuno avrebbe potuto sciogliere.

E quella notte, il mio destino e quello di Tommaso si erano appena incrociati.

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